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Il bacio di Giuda


24.12.2022

Una coalizione di partiti di destra ha vinto a man bassa le diciannovesime elezioni parlamentari dell’Italia repubblicana. Si deve formare un nuovo governo e si devono eleggere nuove cariche istituzionali. Ieri, 13 ottobre 2022, è avvenuto il passaggio di consegne per la funzione di Presidente del Senato. Secondo quanto disposto dal regolamento interno, a presiedere la cerimonia non è stato il presidente uscente, ma un presidente provvisorio nella persona del senatore più anziano.

Liliana Segre è una ebrea novantaduenne che fu deportata ad Auschwitz dai nazifascisti, e rientrò in patria nel 1945 come unica sopravvissuta della sua famiglia. Da anni Segre rende pubblica testimonianza della Shoah italiana con dignità e coraggio; date le minacce subite, le è stata assegnata una scorta di polizia. Nel discorso che ha pronunciato in apertura di seduta, Segre ha lanciato un appello affinché la politica urlata sia sostituita da una politica alta e nobile, rispettosa degli avversari e aperta all’ascolto. È imperativo preservare le istituzioni della Repubblica e un nucleo essenziale di valori condivisi – i valori della Costituzione repubblicana. Concludendo, Segre ha chiamando al banco colui che poche ore prima i neoeletti senatori avevano votato alla carica di loro Presidente.

Ignazio Benito La Russa è un avvocato 75enne, da cinquant’anni militante di movimenti e partiti di estrema destra. Proviene da una famiglia di esponenti fascisti e, con la caduta del regime, neofascisti – un suo fratello è stato recentemente ritratto facendo il saluto romano al funerale di un camerata. La Russa non si perita di far mostra dei memorabilia del ventennio che custodisce in casa, incluso una collezione di sculture rappresentanti Benito Mussolini. E a giustificare le radici fasciste del suo partito, Fratelli d’Italia, ha ricordato come noi italiani “siamo tutti eredi del Duce.”

Ecco dunque La Russa lasciare il suo posto in aula e salire al banco presidenziale per assumere l’incarico di Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato italiano dopo quella di Presidente della Repubblica. Gli astanti si alzano in piedi, Segre con loro. La Russa dà a Segre un mazzo di rose bianche e la bacia su entrambe le guance mentre lei volge lo sguardo altrove. Poi lei allunga la mano a stringere quella di La Russa in un gesto che sembra voler ristabilire le distanze piuttosto che dare il benvenuto. Si gira velocemente, e lascia lo scranno. Consummatum est.

Il passaggio di consegne tra una sopravvissuta allo sterminio che si è battuta affinché gli italiani non perdessero la memoria di crimini inenarrabili e un influente campione del Duce è una potente allegoria di ciò che potrebbe essere, e di ciò che è, l’Italia d’oggi.Una coalizione di partiti di destra ha vinto a man bassa le diciannovesime elezioni parlamentari dell’Italia repubblicana. Si deve formare un nuovo governo e si devono eleggere nuove cariche istituzionali. Ieri, 13 ottobre 2022, è avvenuto il passaggio di consegne per la funzione di Presidente del Senato. Secondo quanto disposto dal regolamento interno, a presiedere la cerimonia non è stato il presidente uscente, ma un presidente provvisorio nella persona del senatore più anziano.

Liliana Segre è una ebrea novantaduenne che fu deportata ad Auschwitz dai nazifascisti, e rientrò in patria nel 1945 come unica sopravvissuta della sua famiglia. Da anni Segre rende pubblica testimonianza della Shoah italiana con dignità e coraggio; date le minacce subite, le è stata assegnata una scorta di polizia. Nel discorso che ha pronunciato in apertura di seduta, Segre ha lanciato un appello affinché la politica urlata sia sostituita da una politica alta e nobile, rispettosa degli avversari e aperta all’ascolto. È imperativo preservare le istituzioni della Repubblica e un nucleo essenziale di valori condivisi – i valori della Costituzione repubblicana. Concludendo, Segre ha chiamando al banco colui che poche ore prima i neoeletti senatori avevano votato alla carica di loro Presidente.

Ignazio Benito La Russa è un avvocato 75enne, da cinquant’anni militante di movimenti e partiti di estrema destra. Proviene da una famiglia di esponenti fascisti e, con la caduta del regime, neofascisti – un suo fratello è stato recentemente ritratto facendo il saluto romano al funerale di un camerata. La Russa non si perita di far mostra dei memorabilia del ventennio che custodisce in casa, incluso una collezione di sculture rappresentanti Benito Mussolini. E a giustificare le radici fasciste del suo partito, Fratelli d’Italia, ha ricordato come noi italiani “siamo tutti eredi del Duce.”

Ecco dunque La Russa lasciare il suo posto in aula e salire al banco presidenziale per assumere l’incarico di Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato italiano dopo quella di Presidente della Repubblica. Gli astanti si alzano in piedi, Segre con loro. La Russa dà a Segre un mazzo di rose bianche e la bacia su entrambe le guance mentre lei volge lo sguardo altrove. Poi lei allunga la mano a stringere quella di La Russa in un gesto che sembra voler ristabilire le distanze piuttosto che dare il benvenuto. Si gira velocemente, e lascia lo scranno. Consummatum est.

Il passaggio di consegne tra una sopravvissuta allo sterminio che si è battuta affinché gli italiani non perdessero la memoria di crimini inenarrabili e un influente campione del Duce è una potente allegoria di ciò che potrebbe essere, e di ciò che è, l’Italia d’oggi.


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